|
I giapponesi bevono in
continuazione e di tutto. il Paese, più piccolo della California, è
secondo solo agli Stati Uniti come numero di distributori di bibite. Tra i
succhi di frutta i più comuni sono i ringo ottenuti dalle mele, e gli
orenji, sorta di spremute d’arancia.
La birra giapponese è una delle migliori del mondo, forse perché c’è
un’enorme quantità di luppolo selvatico nelle montagne, utilizzato nella
produzione di birra leggera. Nei posti più sperduti è facile incontrare
piccole industrie che producono birra locale, quasi sempre servita alla
spina. Chi decide di farsi una birra in un bar, vedrà arrivare anche un
piatto con gli otsumami, il corrispettivo dei nostri spuntini. E inutile
mandarli indietro perché sono compresi nel prezzo e verranno addebitati
anche se non si toccano.
Il caffè giapponese è stranamente buono se paragonato a quello che si beve
solitamente all'estero. Infatti, un articolo che il nostro paese esporta
in grande quantità nel paese del Sol Levante sono le macchine per il caffè
e capita di vedere turisti giapponesi in vista dei nostri supermercati
fare man bassa di moke. Per quel che riguarda i liquori, L’awamari è una
specialità di Okinawa: si tratta di un liquore simile al sakè, ma ottenuto
dalla distillazione del miglio, di solito servito in un bicchiere di
coccio, dal quale si travasano piccole quantità in un bicchiere di
ghiaccio. I locali lo gustano con zucchero e un uovo crudo. Si dice che il
primo Produttore giapponese di questo liquore, «importato» dalla
Thailandia lo stesse distillando durante un tsunami (un terribile tifone),
e che un poco della forza tremenda del vento sia entrata a far parte del
carattere di questo liquore. L’habuzake urume è invece un sakè
«aromatizzato» che pare abbia incredibili doti afrodisiache. Viene
preparato mettendo in infusione in una botticella di sakè un habu, un
serpente velenoso e lasciandocelo per molto tempo. li migliore ha dieci
anni, il tempo necessario al serpente per disfarsi completamente. Nel
Kyushu meridionale, e soprattutto a kagoshima, vengono distillate le
patate dolci per produrre il shochu, ma una specie di grappa fortissima.
Si tratta di un liquore meno raffinato del sakè, che una volta era
destinato solamente ai meno abbienti, e spesso veniva prodotto in modo
clandestino.
|