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Le tre regole fondamentali

Ma veniamo alla cucina. Sta ormai dilagando anche da noi la moda del sushi e della cucina giapponese, anche se, dobbiamo dire, quello che si trova sulle nostre tavole è una pallida imitazione della cucina giapponese, autentica.
Chi ha avuto modo di gustare dei piatti giapponesi, avrà notato che la cucina giapponese ha sinteticamente tre caratteristiche che la contraddistinguono: è bellissima, freschissima e sanissima. La raffinatezza e l'eleganza dei piatti giapponesi non sono come per noi «complementi d'arredo», ma parte integrante di una preparazione, in quanto i giapponesi, da veri esteti, sostengono che si mangia prima con gli occhi poi con la bocca.
Gli ingredienti principali, soprattutto il pesce, che è alla base della cucina giapponese, devono essere freschissimi, addirittura vivi. Questo spiega anche la scarsa diffusione dei congelatori in un paese che è all'avanguardia circa gli elettrodomestici. Infine, la cucina giapponese è molto sana, perché è quasi completa­mente priva di grassi, pur essendo ricchissima di intingoli e sal­se, oltre che estremamente frugale. Questa sua caratteristica deriva dall'influenza che il Buddhismo in particolare quello zen, ha avuto sullo stile di vita degli abitanti del Sol Levante. Origi­naria della Cina, questa tradizione ha influenzato moltissimo il già esistente rispetto dei giapponesi per tutte le forme di vita, soprattutto per quanto riguarda il sessho kindan, cioè la proibi­zione di uccidere animali per nutrirsi. Nel settimo secolo infatti il Buddhismo fu accolto alla corte del principe Shotoku, da dove si diffuse, provocando anche uno scisma religioso con l'antica religione Shinto
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