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1560
La battaglia di
Okehazama
Le battaglie della
Guerra Gempei e della luerra Nambokucho stabilirono
i criteri di valutazione per il valore e l'abilità
militare dei samurai. Nei due secoli seguenti vi
furono, inoltre, ben pochi cambiamenti per quanto
riguarda l'equipaggiamento e le tattiche militari
adottate. I samurai combattevano ancora armati di
archi e di spade e con il supporto di soldati di
fanteria. La strategia di guerriglia tipica della
Guerra Nambokucho preferiva il combattimento a piedi
a quello a cavallo, ma era ancora possibile
ricorrere a samurai a cavallo da lanciare in
attacchi distruttivi qualora si presentasse
l'occasione.
Con l'avvento dei sengoku‑jídai, il "Periodo del
Paese in Guerra” possiamo osservare l'instaurarsi di
uno stile di guerra samurai completamente nuovo.
Questo periodo, che spazia grossomodo su tutto Il
XVI secolo fu caratterizzato da tre fattori. In
primo luogo l'autorità dello shogun " era scomparsa
portando guerre tra i clan; le battaglie venivano
combattute ora su vasta scala, con l'impiego sempre
più frequente e massiccio di truppe formate da
appartenenti alle classi sociali inferiori, i
cosiddetti ashigaru ( piedi leggeri ); in ultimo
dalla metà dei 1540 in avanti venne introdotto per
la prima volta nella storia giapponese l'uso delle
armi da fuoco. La battaglia di Okehazama, che ho
ritenuto la più adatta per esemplificare queste
innovazioni, presenta diverse caratteristiche di
grande interesse: fu infatti una delle maggiori
vittorie di Oda Nobumiga, degna di particolare
importanza perchè fu vinta da un piccolo esercito
contro uno di dimensioni notevolmente maggiori, con
un rapporto di 12 a 1. Per uno dei comandanti
sconfitti rappresentò un impegno assai più
vantaggioso di tutte le sue altre vittorie e, in
ultimo, Okehaza come numerose altre grandi battaglie
nella storia mondiale (ad esempio Hastings), non
venne combattuta nel luogoo che porta il suo nome,
ma in una zona chiamata Dengaku‑hazama. Fu scelto
il nome di Okehazama per designare la battaglia,
perché quel piccolo villaggio rappresentava il luogo
abitato più vicino
La Grande Strada
Okehazama e Dengaku‑hazama
sono oggi parte integrante della periferia
meridionale di una delle città giapponesi di
maggiori dimensioni, Nagoya,che costeggia l’oceano
Pacifico, a circa 160 chilometri ad Est di Osaka. Il
luogo dove si svolse la battaglia fornisce una
chiara idea delle circostanze che portarono al
conflitto. La zona, infatti, si trova su una stretta
striscia di terra dove le montagne della parte
centrale dei Giappone si inabissano nel mare
formando una delle maggiori pianure alluvionali del
Giappone: la Pianura di Nobi. La regione è
attraversata da numerosi fiumi e fin dai tempi più
remoti ha ospitato la via di Tokaido, la "Via
Orientale dei Mare", una delle due strade principali
che univano la zona centrale dei Giappone (dove si
trovava la capitale Kyoto) alla parte orientale dei
paese. Non bisogna tuttavia sopravvalutare
l'importanza di Tokaido nella storia giapponese.
Nakasendo, la sola alternativa possibile, era una
strada tra le montagne, soggetta a condizioni
atmosferiche avverse durante l'inverno. Non deve
quindi sorprendere il fatto che la via di Tokaido
sia sempre stata l'arteria principale dei Giappone,
teatro di numerose battaglie. La gola di Dengaku‑hazama,
dove si svolse la battaglia, si trova poco lontano
dall'antica via di Tokaido. Dove oggi sorge Nagoya
si stendevano una volta campi di riso, una piatta
distesa fangosa dove bambù e canne ondeggiavano al
vento. Là si ergeva anche un tempio shintoista molto
importante, il Tempio di Atsutajinja, tuttora
esistente. Atsuta è considerato uno dei luoghi sacri
più importanti della religione shintoista in
Giappone, poiché conserva la Sacra Spada, uno dei
tre oggetti che facevano parte delle famose insegne
imperiali. La spada si trova ad Atsuta sin dal 400 D
. C. ed era ancora difesa dai monaci quando gli
eserciti passarono Okehazama.
Oggi Nagoya è il capoluogo della Prefettura di Aichi.
Prima della riforma, attuata dal governo locale nel
secolo scorso, Aichi era formata dalle due province
di Owari e di Mikawa. li territorio di Owari
apparteneva ad Oda Nobunaga e quello di Mikawa
(assieme a Totomi e Suruga, più a Est sulla via di
Tokaido) era di proprietà di Imagawa Yoshimoto.
Dengaku‑hazama si trova quasi al confine tra queste
due province.
I Tre Clan
La Battaglia di
Okehazama coinvolse tre personaggi estremamente
famosi: Oda Nobunaga il vincitore, lmagawa Yoshimoto,
lo sconfitto, e Matsudaira Motoyasu, che si trovava
dalla parte del perdente. ma guadagnò una fortuna
incommensurabile dalla sconfitta di quest'ultimo.
La famiglia Oda traeva le sue origini dalla famiglia
dei Taira, sconfitti nella Guerra Gempei, una
discendenza questa della quale gli Oda non potevano
certo vantarsi. Ma pare che questo non avesse
impedito agli Oda di accrescere il proprio potere,
fino all'avvento della loro fortuna della quale fu
testimone il padre di Nobunaga, Oda Nobuhide. Quest'ultimo
aveva assistito alla rovina dei suoi signori, gli
Shiba, in seguito alla Guerra Onin (1467‑1477) ed
aveva occupato metà della provincia di Owarí per
accrescere il potere della sua famiglia. Oda
Nobunaga, suo secondogenito, era nato nel 1534.
Non poteva esistere contrasto maggiore tra due
avversari che quello esistente tra Oda Nobunaga e
l'uomo che avrebbe poi sconfitto a Okehazama,
Imagawa Yoshimoto. Gli Imagawa erano una famiglia di
antico lignaggio, discendente dai Minamoto che
avevano vinto la Guerra Gempei, la qual cosa li
rendeva inevitabilmente superiori ai loro vicini,
gli Oda. Tra i membri più celebri della famiglia
Imagawa possiamo ricordare Imagawa Ryosh un, famoso
autore e storico dei XIV secolo e un certo Imagawa
Norimasa che nel 1396 era stato denominato fuku‑shogun
ovvero "vice‑shogun". Il pronipote di questo
Norimasa era Imagawa Yoshimoto (1519‑1560), che nel
1560 governava tre province, operando dalla capitale
di Sumpu (l’attuale Shízuoka) come so fosse una
versione in miniatura della vera capitale. In
effetti vi era stato un vero e proprio tentativo di
rendere Sumpu una piccola Kyoto, con tanto di
giardini e palazzi costruiti e denominati come i
luoghi più belli della capitale, dove Yoshimoto
intratteneva daimyo e cortigiani con suprema
eleganza.
Spesso Okehazama viene presentata come la prima
manifestazione dei conflitto tra Oda e Imagawa.
Nonostante fossero grandi rivali, episodi dì lotta
fra le due famiglie erano stati assai rari fino
all'inizio del sesto secolo, dato che i loro
territorì erano divisi dai domini di un'altra
famiglia, quella dei Matsudaira. Nel 1542 gli Oda e
gli Imagawa si scontrarono ad Azukizaka, vicino ad
Okazaki, la capitale dei Matsudaira, e Oda Nobuhide
sconfisse imagawa Yoshimoto. in quello stesso anno
il daimyo Matsudaira Hirotada ebbe un figlio, colui
che sarebbe più tardi diventato il famoso Tokugawa
leyasu, futuro shogun. Tra i samurai era usanza
comune cambiare il proprio nome. Ai tempi di
Okehazama il giovane si chiamava Masudaira Motoyasu.
Fin dalla nascita Ia fortuna di Motoyasu doveva
essere legata al destino degli lmagawa e degli Oda.
Come già accennato in precedenza, ì Matsudaira
avevano posto il loro insediamento a Okazaki, una
deliziosa città‑castello sulla via dì Tokaido, nella
provincia di Mikawa. I rapporti con gli Oda, i cui
territori confinavano con qulli dei Matsudaira, non
erano mai stati buoni e si erano già avuti numerosi
scontri. Nel 1548 Oda Nobuhide, padre di Nobuna (
aveva inviato un esercito contro Okazaki
apparentemente per vendicarsi dei fallimento di un
elaborato piano che avrebbe dovuto convincere uno
degli uomini dei Matsudaira a consegnargli un certo
castello. Vedendosi minacciato da un enorme esercito
che sì riversava dalla via di Tokaido su Okazaki,
Matsudaira Hirotada chiese aiuto al daímyo della
provìncia vicina, lmagawa Yoshimoto. Yoshimoto gli
accordò il suo aiuto, ma secondo le usanze del tempo
richiese un ostaggio a garanzia delle buone
intenzioni del Matsudaira con l'intesa che al minimo
segno di tradimento gli avrebbe fatto tagliare la
gola. L’ostaggio in questione era proprio Motoyasu,
che aveva allora soli sei anni; egli fu inviato da
Okazaki con tutta la dignità di cui suo padre,
assediato, poteva essere capace. Ma Motoyasu non
arrivò mai a destinazione. Sulla via per Sempu la
capitale degli Imagawa, la processione fu
intercettata e Motoyasu fu rapito divenendo così
ostaggio degli Oda.
Ora che il loro erede era stato fatto prigioniero
la fortuna dei Matsudaira cominciava a declinare,
mentre lmagawa ed Oda continuavano a combattersi.
Nel 1548 Imagawa Yoshimoto riuscì ad avere la meglio
su Oda Nobuhide, sconfiggendolo in una Seconda
Battaglia a Azukizaka. L’anno seguente Oda Nobuhide
morì. Imagawa Yoshimoto (o meglio suo zio Sessai
Choro, un monaco Zen che aveva il comando del suo
esercito) approfittò di questa morte fortuita per
assediare i figli di Nobuhide ‑ Nobuhiro e Nobunaga
nel castello di Anjo, che venne risparmiato quando
essi acconsentirono a liberare l'ostaggio Motoyasu.
Così, con tre anni di ritardo, Motoyasu potè
raggiungere Sumpu.
Matsudaira
Motoyasu era vissuto nella confortevole «prigione"
di Sumpu fino all'età di quindici anni, dove aveva
celebrato il suo gembuku, la cerimonia con la quale
si passava dall'adolescenza alla maturità. Nel 1555
lmagawa Yoshimoto perse il suo onorevole zio, il
monaco Zen, e senza la sua guida la situazione non
parve molto favorevole agli lmagawa, data
l'incapacità militare di Yoshimoto. Ma il giovane
Motoyasu doveva dimostrarsi un abile soldato.
Combatté la sua prima battaglia nel 1558 provando
l'ebbrezza dell'azione al confine tra la provincia
di Mikawa e quella di Owari, dominio di Oda Nobunaga.
Attorno alla zona di confine, dove Okehazama si
sarebbe ben presto guadagnata un posto d'onore nella
storia giapponese, esistevano una mezza dozzina di
fortezze. Il termine "castello» darebbe un'idea
inesatta di queste costruzioni. Si trattava di
tipici yamashíro (castelli di montagna) o di
hirafiro (castelli di pianura), che sfruttavano le
caratteristiche naturali circostanti, integrandole
con fossati, mura di argilla e canne, torri di
vedetta e zone domestiche. Raramente si faceva uso
di pietra per questo tipo di costruzioni, come
risulta dalla frequenza con la quale queste fortezze
venivano date alle fiamme. Sembra cambiassero di
proprietà con una certa frequenza e fu proprio
durante una di queste defezioni, nel 1558, che per
la prima volta Motoyasu entrò in azione.
Una fortezza chiamata Terabe, difesa nel nome degli
lmagawa da un certo Suzuki Shigeteru, era stata
consegnata a Nobunaga. Poichè Mikawa era in teoria
dominio ancestrale di Motoyasu, lmagawa Yoshìmoto lo
ìnviò a rìprenderne possesso. Motoyasu aveva allora
diciasette anni e guidò personalmente l'attacco.
L'esercito diede alle fiamme le difese esterne, ma
Motoyasu si rese conto che esistevano numerose
fortezze secondarie che avrebbero facilmente potuto
attaccarli alle spalle se avessero dedicato troppo a
lungo la loro attenzione alla fortezza principale.
Così Motoyasu decise di appiccare il fuoco alla
roccaforte principale e ritirarsi subito dopo.
L'attacco alle spalle arrivò come previsto, ma
Motoyasu era pronto a riceverlo e sviò gli uomini di
Nobunaga con notevoli perdite per gli Oda.
Per poter portare a termine questa operazione
Motoyasu aveva formato un suo esercito personale,
Matsudaìra, a Okazaki e naturalmente questo fece sì
che i Matsudaira rivolessero definitivamente
indietro Motoyasu. Ma questo abile samurai, dotato
di tanto entusiasmo, era considerato dagli Imagawa
troppo utile perché essi lo lasciassero andare. Così
l'anno seguente egli dimostrò nuovamente il suo
valore in una piccola operazione condotta con
estrema abilità, chiamata il «rifornimento di Odaka».
Odaka era un'altra fortezza di frontiera che, come
mostra la cartina, difendeva i domini degli Imagawa
sul lato sinistro vicino al mare in origine era
stata costruita da Nobunaga ma, come Terabe, si era
arresa alla parte avversaria. La sua posizìone
geografica, pertanto, la vedeva in qualche modo sul
territorio di Nobunaga e non era difficile isolarla
da Mikawa. La palizzata, controllata dalle fortezze
di Washizu e Marune che la circondavano, si dimostrò
assai valida quando Motoyasu si presentò sulla
scena.
Motoyasu decise di dissimulare l'incursione su Odaka
con un complicato attacco diversivo. Nel bei mezzo
della notte Motoyasu inviò mille uomini contro
Terabe ed Umezu ed attese pazientemente al comando
di altri 800 che controllavano le salmerie. Il suo
esercito aveva ordine di fare tutto il rumore
possibile durante gli attacchi a Terabe e Umezu e
ben presto i clamori dei combattimenti all'interno
delle fortezze, i tonfi e le esplosioni delle
strutture in legno in preda alle fiamme giunsero
alle orecchie dei difensori di Washizu e Marune che
si affrettarono ad inviare quasi intere guarnigioni
in soccorso degli alleati. Motoyasu guidò allora
1.200 animali da soma su siaka, sotto gli occhi
impotenti dei difensori, troppo pochi in numero per
poter fare qualche cosa.
La Marcia su
Okehazarna
L'anno seguente
Motoyasu fu occupato in operazioni simili per conto
di lmagawa Yoshimoto, che furono i preliminari di
una futura mossa decisiva da parte degli Imagawa.
Yoshimoto era destinato, infatti, ad essere il primo
grande daímyo a tentare una marcìa su Kyoto,
capìtale del Giappone. Si trattava dei sogno di
tutti i daimyo, che speravano un giorno di poter
ampliare i propri poteri al di là dei mero potere
locale nelle loro mani per vincere lo shogunato,
allora privo di poteri effettivi. Alcuni clan, come
quello dei Takeda e quello degli Uesugi, erano
sfavoriti dalla posizione geografica in cui si
trovavano, ma i domini degli Imagawa, invece, si
trovavano lungo la principale via di comunicazione
dei Giappone e tutto quello che esisteva tra gli
Imagawa e Kyoto era Oda Nobunaga, che era stato
battuto per ben due volte nel corso dell'ultimo anno
dal fedele ed astuto Motoyasu. Era evidente che
Yoshimoto non poteva perdere.
Nel giugno dei 1560 Yoshimoto riunì tutte le sue
forze di Mikawa, Totomì e Suruga comprese tutte le
truppe di Matsudaira Motoyasu, in un unico
gigantesco esercito di quasi 25.000 uomini. Le
fortezze di confine, duramente disputate per due
decenni, furono i primi obiettivi. Gli Jmagawa ne
possedevano due: Odani, che aveva resistito grazie
all'intervento di Motoyasu, e Narumi, che si trovava
in posizione particolarmente strategica sulla via di
Tokaido. Anche Oda Nobunaga controllava due
fortezze: Washizu e Marune, le cui guarnigioni erano
state colte di sorpresa dall'attacco di Odaka, e tre
fortezze minori. In un primo momento queste ultime
furono lasciate da parte dai samurai degli Imagawa,
che preferirono attaccare Washizu, mentre i loro
compagni dell'esercito di Matsudaira attaccavano
Marune.
Quest'ultima,
quella di Marune, fu una vittoria difficile.
Motoyasu sferrò dapprima un feroce attacco,
ritirandosi immediatamente. La guarnigione nemica
alquanto stoltamente si lanciò all'inseguimento fino
al punto in cui Motoyasu aveva preparato l'agguato,
posizionando grandi quantità di soldati armati di
archibugi ed archi. Quando i samurai di Oda
attaccarono Motoyasú li caricò con un fuoco di
pallottole e frecce. Una pallottola addirittura
colpì il comandante della fortezza. Compiaciuto dei
risultati ottenuti Imagawe Yoshimoto si congratulò
con Motoyasu e gli suggerì di rimanere con i suoi
uomini a Odaka. E fu un consiglio fortunato, perchè
evitò all'esercito di Motoyasu il terribile destino
che stava aspettando il suo signore.
Dopo la caduta di Washizu non pareva vi fossero più
possibilità di un infausto destino per gli Imagawa.
Tutto era andato secondo le loro aspettative. Ora
potevano lasciarsi alle spalle le piccole fortezze
di Oda e spostarsi lungo la via di Tokaido per
un'altra ventina di chilometri verso la capitale di
Oda Nobunaga, Kiyosu, che non avrebbe resistito
all'avanzata della loro imponente armata. Perfino la
notizia che Nobunaga stesse avanzando verso di loro
non li allarmò: l'armata di Nobunaga era talmente
piccola a confronto di quella degli Imagawa che
qualsiasi rischio sembrava impossibile.
L'Avanzata di
Nobiunaga
Nobunaga era stato
avvertito la notte precedente che Marune e Washizu
erano state attaccate da un colossale esercito degli
Imagawa. Non era sembrato preoccupato quando aveva
ricevuto il messaggio, ma la mattina seguente si era
alzato di buon ora, aveva recitato poche strofe
della commedia noh Atsumori, che racconta della
morte di Taira Atsumori, da cui discendeva il clan
degli Oda, nella Battaglia di Ichinotani. Aveva
quindi indossato l'armatura, fatto colazione e
lasciato Kiyosu con poco più di 200 uomini. I suoi
alleati, intanto, avevano raccolto uomini in tutta
la provincia di Owari, tanto che arrivato al Tempio
di Atsuta il suo esercito era cresciuto a 2.000
uomini. Qui egli scrisse una preghiera di vittoria
che depositò nelle mani di un monaco e ripartì
incontro agli Imagawa. I monaci shintoisti notarono
che il suo atteggiamento non sembrava quello di un
samurai pronto ad entrare in battaglia; sembrava
invece freddo, fino al punto dell'astrazione, in
groppa al suo cavallo, mentre intonava un
ritornello.
Quando arrivò al confine Washizu e Marune erano già
cadute nelle mani dei nemici e da lontano si poteva
vedere il fumo che si alzava dagli edifici in
fiamme. Egli si fermò poco prima della fortezza
lmagawa di Narumi, sulla via di Tokaido, e mandò
alcuni uomini in avanscoperta, per avere un'idea più
precisa ed aggiornata della situazione reale. I suoi
uomini gli riferirono che Washizu e Marune erano
state distrutte e che l'esercito di Matsudaira
Motoyasu si era fermato a Odaka, ma che il grosso
dell'esercito degli Imagawa, compreso lo stesso
comandante in capo, aveva preferito sostare in una
gola boscosa chiamata Dengaku‑hazama, dove stavano
celebrando i festeggiamenti per la vittoria.
Era quella una zona che Nobunaga conosceva molto
bene e la situazione gli forniva un'ottima
opportunità per un attacco a sorpresa.
Si preoccupò dapprima di far sì che gli Imagawa non
potessero prevedere un'azione dei genere e a questo
scopo, facendo molto rumore, si stabilì a Zenshoji,
nelle immediate vicinanze della fortezza Imagawa di
Narumi, in linea diretta con Dengaku‑hazama. Qui il
suo esercito finse di essere un esercito di
proporzioni enormi.
La cosa non fu così difficile come può sembrare,
perché a quei tempi un esercito giapponese era
solito innalzare centinaia di lunghi stendardi
verticali, chiamati nobori ed era tradizione per un
samurai indossare un piccolo stemma sashimono
fissato sul retro dell'armatura.
Inoltre, la natura stessa dei paesaggio giapponese
si prestava perfettamente a questo stratagemma.
Le colline giapponesi non degradano come quelle
inglesi, ma si innalzano all’improvviso dalle zone
di pianura, così che fu alquanto facile per Nobunaga
scegliere la collina adatta e ricoprire la sommità,
appena oltre la cima, con le insegne di un esercito
di considerevoli proporzioni, proprio come aveva
fatto Yoshinaka a Kurikara.
(Gli appassionati di cinematografia giapponese si
ricorderanno un episodio simile descritto nel film
di Akira Kurosawa intitolato Ran).
La Battaglia di
Okehazamia
Grazie alla perfetta
conoscenza geografica della zona su cui stava
operando fu estremamente semplice per Nobunaga
guidare 3.000 uomini seguendo un percorso circolare,
attraverso le colline dietro a Zenshoji, in modo da
ritrovarsi proprio
alle spalle di Dengaku‑hazama, venendo da Nord .
Persino le condizioni atmosferiche erano dalla sua
parte: faceva un caldo soffocante e le sentinelle di
Yoshimoto non erano perfettamente in allerta.
Imagawa Yoshimoto stava esaminando le teste dei
nemici come voleva la tradizionale cerimonia,
accompagnato da cori noh. Uno dopo l'altro i tristi
trofei venivano messi in mostra davanti a lui, con
un cartellino legato al codino che identificava il
nome della vittima ed il nobile samurai che l'aveva
uccisa. Cibo e sakè scorrevano in abbondanza mentre
Yoshimoto, vestito con un'elaborata armatura,
dichiarava ai suoi uomini che nè Dio nè il demonio
avrebbero avuto il coraggio di affrontare il suo
esercito.
A mezzogiorno circa dei 22 giugno dei 1560, mentre
gli uomini di Nobunaga si avvicinavano
silenziosamente all'accampamento, ebbe inizio una
tremenda tempesta che dissimulò le mosse finali di
Nobunaga, mentre gli uomini degli Imagawa si
ammassavano sotto gli alberi per ripararsi dalla
pioggia torrenziale. Non appena le nuvole si furono
diradato le truppe di Oda si riversarono nella gola
di Dengaku‑hazama. Le truppe degli Imagawa si
trovarono dei tutto impreparate ad un attacco e
fuggirono in tutte le direzioni, lasciando
completamente indifeso il quartier generale di
Yoshimoto. Imagawa Yoshimoto non comprendeva cosa
stesse accadendo: pensò che si trattasse di una lite
accesasi tra i suoi uomini oramai ubriachi e,
vedendo all'improvviso un samurai dal volto orribile
che gli correva incontro, urlò all'uomo di ritornare
al suo posto. Non si rese conto che si trattava di
uno degli uomini di Nobunaga fino a che la lancia
dei samurai non lo colpì, ma era oramai troppo
tardi. Estrasse la spada e recise l'asta della
lancia, roteando la spada per colpire t'avversario
alle ginocchia, ma prima di riuscire nel suo intento
un secondo samurai lo afferrò e gli mozzò la testa.
Aveva 41 anni, ora stato un perfetto esteta ed un
abile amministratore, moriva colme spettava ad un
samurai.
Molti dei suoi uomini morirono da veri samurai. In
una raccolta di articoli inerenti alla battaglia,
Hayashi Ryosho (1983) ed altri autori forniscono un
elenco completo dei combattenti appartenenti al
rango di samurai. Sessanta samurai appaiono
nell'elenco come sostenitori di Oda Nobunaga e di
questi sei sono citati come l'uccisi in azione" e
nessuno come ferito. Dalla parte degli lmagawa,
dello honjín, il quartier generale" presente nella
gola con Yoshimoto, si parla di sessantadue samurai,
tutti uccisi eccetto due. Tra la moltitudine di
uomini di Mikawa al servizio di Matsudaira Motoyasu
durante l'attacco di Marune le perdite sono
irrilevanti come per Oda Nobunaga. Così si svolse la
Battaglia di Okehazama. Una volta morto il loro
signore, i samurai dei potente esercito degli
lmagawa si dispersero o vennero uccisi. Matsudaii
Motoyasu fu uno dei primi a sapere della sua morte e
si rifiuto di credervi. I suoi sostenitori gli
consigliarono, tuttavia, i affrettarsi e ritirare i
suoi uomini da Marune, nell'eventualità che
l'esercito vittorioso di Nobunaga decidesse di
attaccarli. Prudente come sempre egli inviò un
staffetta a Dengaku‑hazama per aver una conferma
della notizia e quindi si ritirò con i suoi samurai
a Okazaki.
Per la prima volta in tutta la sua vita Motoyasu era
finalmente libero dagli lmagawa. Yoshimoto aveva un
figlio Ujizane, che aspettava nervosamente a Súmpu,
dato che non era un soldato. Ma Motoyasu non si
sentì in obbligo verso di lui, un perdente nato.
Attese invece, pazientemente fuori da Okazaki, nel
Tempio di Daiju‑ji, il tempio di famiglia dei
Matsudaira, fino a che non fu chiaro che i
sostenitori degli Imagawa si erano ritirati nelle
province di Totomi e di suruga
Allora rientrò nella sua capitale per far valere i
suoi diritti. Aveva preso parte ad una sconfitta, ma
Solo Nobunaga si può dire avesse guadagnato più di
lui dalla vittoria. Nei dieci anni che seguirono
l'impero di Imagawa Ujizane, abbandonato dagli
alleati di suo padre, crollò sotto gli attacchi di
avidi vicini. Incredibilmente egli sopravvisse fino
a tarda età, attraverso alcuni degli anni più
tumultuosi della storia giapponese. Si fece monaco e
morì all'età di 77 anni a 1614. Pur essendo un
perdente nato, Ujizane a sopravvivere la natura.
Okehazama oggi
L'abilità di chi
desidera visitare i luoghi che furono teatro della
Battaglia di Okehazama sta nella capacità di
individuare dove si trovi Dengaku‑hazama, piuttosto
che il monumento "ufficiale» alla battaglia, che è
stato eretto nel posto sbagliato. Si consiglia
perciò di prendere da Nagoya la linea della Ferrovia
Meitetsu Nagoya che arriva fino a Okazaki e scendere
quindi a Arimatsu. (il nome della stazione è scritto
solo in giapponese). Da Arimatsu il modo migliore è
quello di prendere un taxi. Quando l'Autore visitò
questi luoghi nel 1986 erano stati iniziati lavori
di costruzione che sembrava interessassero buona
parte dei Dengaku‑hazama, nonostante il bacino nel
quale Imagawa Yoshimoto si dissetò sia ancora al suo
posto. A conferma che il luogo è proprio quello
giusto si trova una pietra commemorativa ed un
cartello (in inglese!). Sebbene ai nostri giorni sia
rimasto ben poco si respira una strana atmosfera,
creata in parte da un piccolo tempio shintoista,
nascosto dalla boscagia, oramai in rovina e
interamente coperto dall'erba.
Nessun altro campo di battaglia si presenta oggi in
modo altrettanto misterioso. A poca distanza si
trova il Tempio di Chofuku‑fl, dove sono sepolte le
teste dei samurai che combatterono a Dengaku-hazama.
Gli appassionati possono visitare anche i luoghi
dove un tempo sorgevano le fortezze di Marune e di
Washizu,segnate ora da monumenti e nulla più. Sulle
rovine dei Castello di Kiyosu sorge ora un parco
attraversato dalla Nuova Linea di Tokaido.
Sulla collinetta, tuttavia, si può ammirare una
splendida statua dedicata a Nobunaga.
Okazaki,
proseguendo lungo la linea da Okahazama, offre
maggiori soddisfazioni.
Il castello è stato ricostruito e vi si possono
ammirare numerosi monumenti e statue associati a
leyasu, compreso lo splendido Museo leyasukan
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